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NOTTURNI IN BARCHESSA
SERATA FARINA

13 aprile 2005

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Renato Farina con il coordinatore della serata, prof. Castagnaro

 

Serata d’eccezione a Ca’ Edimar con Renato Farina, giornalista e vice-direttore del quotidiano “Libero”, ha presentato il libro:

“Un caffè in compagnia, Conversazioni sul presente e sul destino”,

che raccoglie, appunto, una serie di interviste del giornalista milanese (anzi, come ha voluto sottolineare lui, “concittadino di Desio” di Don Luigi Giussani) con il fondatore di Comunione e Liberazione.

E’ stata l’occasione, a neanche due mesi dalla morte di Don Giussani, di una sua toccante testimonianza del rapporto con quest’uomo e con la storia da lui generata.

“A me il “Giuss” non ha insegnato che Cristo è vivo perché noi lo ricordiamo, lo preghiamo, o perché ne facciamo memoria, Lui è realmente presente. L’io, la nostra anima, non viene consumata come il nostro corpo. Tutta la nostra fede si regge su una tomba vuota, cioè sul fatto che alla morte è stato tolto il suo pungiglione; cioè Cristo è risorto. Cristo è risorto dal punto di vista storico e dal punto di vista della realtà, ma è risorto dentro un’esperienza di umanità. Cioè la prova della resurrezione di Cristo è certo quello che ci deriva dalla testimonianza degli apostoli, non come un salto nel buio, ma come una forma di conoscenza per testimonianza.
Esempio famoso: io magari non sono mai stato in America, ma credo che l’America ci sia perché lui mi ha detto che c’è, perché lui c’è stato.”
“La bellezza poi – ha proseguito Farina - è che quello che ci viene comunicato corrisponde ai desideri ultimi del tuo cuore.”

Farina ha raccontato anche alcuni episodi particolari del suo rapporto con Don Giussani. “Un giorno il Giuss è venuto a casa mia per discutere del mio giornale e ha parlato un po’ anche con mia moglie; lei poi mi ha detto una cosa che può sembrare blasfema invece descrive la verità dell’esperienza: “Dio guarda così”. Non che don Giussani fosse Dio, ma che lo sguardo del Giuss è lo stesso sguardo che lui ha ricevuto; ed è quello che gli arriva da Gesù Cristo. La presenza di don Giussani dura sullo sguardo che Dio ha su di noi.
Quello che don Giussani ci ha insegnato è proprio quello sguardo, quello stesso sguardo che lui ha ricevuto e ci ha dato; questo è il cristianesimo.”

“Questo è lo sguardo è la forma in cui siamo chiamati per nome e cominciamo ad esistere. La Chiesa è la durata di questo sguardo. Il titolo “Un caffè in compagnia”, che ha scelto don Giussani, esprime qual è la risposta al bisogno dell’uomo, e cioè l’esperienza. Ciascuno qui, nel libro, può trovare una pagina che parla dritto al suo cuore. Mario, nell’introduzione, ha detto: “la cultura è il giudizio sulla realtà” allora il vero salto culturale è dare il nome alle cose, cioè il guardare le cose dentro il loro destino. Renderle vive attraverso la capacità di gustare la musica, la poesia, attraverso l’accompagnamento di noi stessi, degli amici e del popolo verso uno scopo. Allora la cultura diventa inevitabile anche dentro le case quando diamo un giudizio dinanzi ai nostri figli, ed è il modo in cui si da forma alla cultura nella realtà. Questo luogo, Ca’ Edimar, è cultura, anzi, è più della cultura, perché quando la cultura è vera sorpassa se stessa e dice più di se stessa. Cioè dice comunione e carità, non carità come qualcosa in più ma come forma dell’esistenza degli uomini, quando questa esistenza è aperta al mistero, è per l’infinito.

 

 

 

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