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Questo libro attraversa la seconda metà del "secolo breve". Il prisma di una vicenda individuale filtra gli eventi e le trasformazioni sociali e culturali dell'Italia, che l'hanno portata fin oltre la soglia del terzo millennio, dal 44% di contadini del censimento del 1951 al 4% del 2001.
Esce a quarant'anni dal '68, ma non vi si attarda. Segue la traiettoria di uno scampolo di generazione cattolica, che è passata nel crogiolo del "secondo biennio rosso" del '900 e che ha continuato, con una forza messianica sempre più fievole, a interessarsi alla vita pubblica e al cambiamento del Paese, senza poter vantare significativi risultati.
E' un libro rivolto ai coetanei, come una sosta d'ombra, al riparo dalle passioni calde di un tempo, per rinnovare lo sguardo sul passato e sul presente, sempre denso di promesse e di speranze.
Forse è utile anche ai più giovani, cui la scuola consente uno sguardo lungo sul passato remoto, ma troppo breve sul passato prossimo. Bando alle illusioni pedagogiche! Vale per le giovani generazioni ciò che Leopold von Ranke ha scritto per le epoche storiche: "ciascuna è in rapporto diretto con Dio". Forse alle giovani generazioni serve solo dare una degna sepoltura al passato. Come il soldato Mitsushima del film "L'arpa birmana". Restano la curiosità e l'inquietudine per il secolo che viene avanti. "L'albero può desiderare la calma, non per questo il vento cesserà di soffiare": così un libretto rosso di molti anni fa. La filosofia della storia sottostante è annunciata dall'ultima frase del libro, in latino: "Ineuntes, exeuntes, peregrinamur in terris". |
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