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interviene l'autore, Giovanni Cominelli;
introduce il prof. Massimo Castagnaro
preside della Facoltà di Veterinaria dell'Università di Padova

 

Famiglia di pastori, seminarista già in abito talare (scomodo nel salto con l’asta), studente di successo di filosofia, grazie all’incontro con Emanuele Severino (che lo aveva spedito a Berlino a confrontarsi con la filosofia heideggeriana) abbandona la pazienza del peccato originale per scegliere la rivoluzione. Questo è solo l’inizio del libro e della tormentata esperienza che racconta Giovanni Cominelli nel suo La caduta del vento leggero (Guerini, 2008), presentato a Edimar sabato 17 maggio, nel corso di una serata conviviale. La vita lo conduce tra molotov, occupazioni e analisi intrise di ideologia marxista attraverso il ’68; evita la lotta armata per un soffio, aderisce al Movimento studentesco di Capanna per ritrovarsi con un pugno di ideologie e pochissimi amici. La passione per il mondo e per l’uomo, che gli aveva reso soffocante il seminario, lo vede confluire nell’area riformista del Pci, guidata da Napolitano. Nella caccia al riformista condotta dall’apparato berlingueriano, prenderà atto dell’impossibilità di essere riformisti dentro il Pci-Pds-Ds e dell’incapacità della sinistra di cambiare. Dopo una breve parentesi tra i radicali freme in lui la domanda da cui aveva iniziato: cosa muove il mondo? Perché quello che lo muove, è proprio quello che può cambiarlo. Non ne nasce una fuga religiosa, ma la riscoperta della dipendenza umana da Dio. Il Mistero si è pure fatto carne? Cominelli se lo chiede, come sa fare lui: immischiandosi con le opere di un cristianesimo moderno e senza tempo, che educa l’uomo proprio a quella originale dipendenza. Come fa Edimar.